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“Chi sono?”, “Dove sono?”
“Cosa sto dimenticando di me?”
Quando arrivano alla coscienza queste domande è utile darle ascolto, perché ci stanno portando messaggi dal nostro profondo, dal nostro Sé, dalla nostra Anima: forse ci stanno dicendo che dobbiamo tornare a essere gli autori della nostra storia di vita.
Queste domande ho cominciato a farmele già da adolescente e sono spesso sorte spontanee in tutti quei momenti in cui stavano avvenendo importanti cambiamenti: dare loro ascolto, o farle semplicemente sentirle risuonare dentro di me, mi ha sempre permesso di osservare quanto mi stava accadendo da una prospettiva diversa, come se stessi allargando lo sguardo.
Solamente riflettendo su questa domande è possibile scoprire, anzi più correttamente, riscoprire qualcosa di noi che ci siamo dimenticati.
Ascoltarmi e osservarmi con più attenzione mi ha dato la possibilità di comprendere molte cose di me stesso e vivere con più leggerezza.
“Sostare” nelle esperienze che la vita mi proponeva mi ha fatto vedere il loro vero significato. Smettere di identificarmi con quello che facevo mi ha permesso di coltivare la vita che desideravo, dando maggior spazio alla mia parte intuitiva e istintuale. Imparare ad ascoltare il mio corpo, osservando e dando un nome alle emozioni che provavo, ha favorito la creazione di relazioni efficaci e funzionali. Tutto questo con la consapevolezza che la nostra vita è un continuo “divenire”.
